WORKS

HONEY BOXES

La ricerca si fonda sul rapporto dialettico tra elementi speculari: l’equilibrio tra forze di superficie (laterali e frontali) e i passaggi tonali. Dove la forma è costretta o contenuta in una struttura geometrica, la cera si pone come contraltare in grado di restituire morbidezza ed espressività al risultato finale.

Nel seguire questa strada ho incontrato un medium con il quale è stato possibile instaurare un dialogo aperto, questa materia speciale è la cera, indagata secondo diverse composizioni chimiche (cera d’api mista a stearina e paraffina) che la rendono organica e viva, poiché essa manifesta una propria volontà a seconda di come risponde alle direttive di chi la plasma. Qui l’artefice pone dei confini, e la cera funziona declinando la forma liquida fino a raggiungere uno stadio di riposo dove le premesse suggerite ab origo, vengono accolte o respinte lasciando scoperte trasparenze, sfumature, in un sottile gioco di contraddizioni interne.

Il focus dell’operazione si pone sul “processo” inteso come verifica di una tesi volta a rispondere ad un problema iniziale. Lo stratificarsi dei livelli di cera non è solo un principio fisico, ma anche metafora del ruolo del tempo, dimensione spaziale co-autrice dell’opera. Lo studio o traccia iniziale è una linea guida ma è il tempo che, come un setaccio, stabilisce i ritmi interni delle sedimentazioni, relazioni variabili che svelano la loro volontà ad operazione ultimata.

Spesso le bande tonali sono una palette derivante dal vasto assortimento cromatico che le varie piattaforme online-social presentano davanti ai nostri occhi quotidianamente.
In questo modo avviene un dialogo tra una fonte effimera quale può essere la traccia digitale, per sua natura matematica, e la sua “trasmutazione” nel lavoro fisico, vivo e umano in quanto imperfetto.
In questo modo l’esperienza sensoriale si amplifica sottolineando un dialogo tra le singole unità e l’insieme di relazioni che si costituiscono.

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La ricerca si fonda sul rapporto dialettico tra elementi speculari: l’equilibrio tra forze di superficie (laterali e frontali) e i passaggi tonali. Dove la forma è costretta o contenuta in una struttura geometrica, la cera si pone come contraltare in grado di restituire morbidezza ed espressività al risultato finale.

Nel seguire questa strada ho incontrato un medium con il quale è stato possibile instaurare un dialogo aperto, questa materia speciale è la cera, indagata secondo diverse composizioni chimiche (cera d’api mista a stearina e paraffina) che la rendono organica e viva, poiché essa manifesta una propria volontà a seconda di come risponde alle direttive di chi la plasma. Qui l’artefice pone dei confini, e la cera funziona declinando la forma liquida fino a raggiungere uno stadio di riposo dove le premesse suggerite ab origo, vengono accolte o respinte lasciando scoperte trasparenze, sfumature, in un sottile gioco di contraddizioni interne.

Il focus dell’operazione si pone sul “processo” inteso come verifica di una tesi volta a rispondere ad un problema iniziale. Lo stratificarsi dei livelli di cera non è solo un principio fisico, ma anche metafora del ruolo del tempo, dimensione spaziale co-autrice dell’opera. Lo studio o traccia iniziale è una linea guida ma è il tempo che, come un setaccio, stabilisce i ritmi interni delle sedimentazioni, relazioni variabili che svelano la loro volontà ad operazione ultimata.

Spesso le bande tonali sono una palette derivante dal vasto assortimento cromatico che le varie piattaforme online-social presentano davanti ai nostri occhi quotidianamente.
In questo modo avviene un dialogo tra una fonte effimera quale può essere la traccia digitale, per sua natura matematica, e la sua “trasmutazione” nel lavoro fisico, vivo e umano in quanto imperfetto.
In questo modo l’esperienza sensoriale si amplifica sottolineando un dialogo tra le singole unità e l’insieme di relazioni che si costituiscono.